
Durante l’Età della Ragione, gli intellettuali si riunivano nei salotti per discutere idee che mettevano in discussione l’ordine politico e religioso dell’Europa moderna. © CS Media.
L’Età dell’Illuminismo, chiamata anche Età della Ragione, fu un movimento intellettuale nell’Europa del XVIII secolo. Sorse mentre la borghesia accumulava un notevole potere economico e diventava sempre più insoddisfatta dei privilegi concessi alla nobiltà e alla Chiesa Cattolica. Molti scrittori, funzionari e lettori istruiti iniziarono a mettere in discussione i principi che sostenevano il moderno stato europeo. L’Illuminismo apparve prima in modo particolarmente visibile in Francia e poi si diffuse in Europa. Le sue idee trasformarono i dibattiti su politica, economia, religione e società e influenzarono movimenti rivoluzionari in Europa e nelle Americhe.
Origini dell’Illuminismo
Dal XIV secolo, l’Europa era passata dal Feudalesimo agli stati moderni. Lo stato moderno, chiamato anche Ancien Régime (antico regime), era un quadro politico che concentrava il potere nelle mani di re e regine, concedeva privilegi alla nobiltà e al clero (membri della Chiesa), e lasciava le masse senza accesso alla politica.
Il feudalesimo aveva frenato il commercio, mentre l’economia degli stati moderni lo favoriva perché il commercio era considerato cruciale per lo sviluppo di un paese. La classe mercantile guadagnava ricchezza, ma restava parte del Terzo Stato invece che del clero o della nobiltà privilegiati. I suoi membri divennero sempre più insoddisfatti dei vantaggi riservati agli ordini superiori:
- Gli ecclesiastici non pagavano tasse al governo, detenevano il monopolio sull’istruzione e avevano una significativa influenza sulla politica. Ad esempio, tutti i libri che circolavano dovevano essere approvati dalla Chiesa, e non era insolito che vescovi e il Papa si intromettessero negli affari politici.
- Anche i nobili non pagavano tasse e controllavano non solo la politica ma anche molti incarichi governativi. Consigliavano il re e, rappresentandolo, governavano sulle loro terre e sui loro abitanti.
La borghesia aveva aiutato i re a togliere potere ai signori feudali, ma vide i monarchi trascurare alcuni dei loro desideri anche quando stavano costruendo una fortuna. Nel XVIII secolo, ciò avrebbe portato all’emergere di un insieme di idee che sfidarono lo stato moderno nel suo nucleo.
Il conflitto contava perché lo stesso gruppo sociale che traeva vantaggio dal commercio continuava a vivere esclusione politica e disuguaglianza giuridica nel vecchio ordine.
Per questo l’Illuminismo divenne anche un linguaggio per discutere chi dovesse esercitare l’autorità e con quali limiti. I suoi autori non concordavano su ogni risposta, ma misuravano istituzioni ereditate, privilegi e potere monarchico attraverso ragione, utilità pubblica e diritti individuali. Questa abitudine rese la riforma più urgente agli occhi di lettori, funzionari e professionisti istruiti dell’epoca europea moderna.
In pratica, il movimento collegò il malcontento sociale a una nuova giustificazione dell’ordine politico. Diritti, rappresentanza e governo legittimo divennero criteri per giudicare privilegi e potere monarchico. Così le richieste di cambiamento potevano apparire come conseguenze di principi generali, non solo come interessi di un gruppo. Il problema divenne così sempre più politico nelle discussioni del secolo.
Quelle idee divennero influenti perché uscirono dai circoli che le avevano prodotte. La stampa fece gran parte del lavoro: libri, pamphlet e giornali portarono argomenti da corti e università a lettori istruiti in molte città. Caffè e salotti diedero poi a quegli argomenti una vita sociale fuori dalle istituzioni formali. La censura poteva persino aumentarne il fascino, perché un libro proibito poteva sembrare più importante proprio mentre i funzionari cercavano di impedirne la circolazione.
Mentre questi argomenti si diffondevano, l’Illuminismo cambiò il modo di discutere l’ordine sociale. I pensatori illuministi chiedevano se l’obbedienza al re e l’autorità religiosa potessero ancora essere difese dalla ragione. Da lì estesero la stessa critica alla pena criminale e alla regolazione economica. Questo esame trasformò il dibattito filosofico in un linguaggio di riforma politica, perché l’autorità ereditata doveva giustificarsi in termini pubblici. Il pubblico restava limitato e diseguale, ma il linguaggio dei diritti rese più difficile difendere i privilegi quando i critici ne applicavano i principi alla legge, all’impero e alla rappresentanza.
Idee dell’Illuminismo
L’Illuminismo fu una convergenza di idee più che una dottrina chiusa. Si sviluppò nel contesto di una lotta che opponeva la borghesia alla nobiltà e al clero. Secondo lo storico Eric Hobsbawm, divenne un’ideologia rivoluzionaria perché pretendeva di liberare tutti gli uomini, non solo quelli della classe media. Il suo richiamo rivoluzionario derivava dall’opposizione agli stati moderni, i cui monarchi difficilmente avrebbero rinunciato volontariamente al potere. In quel contesto, molte monarchie potevano essere cambiate solo con la forza.
I pensatori illuministi misero in discussione assolutismo, mercantilismo, privilegi di ceto e controllo religioso della vita pubblica. Queste idee guadagnarono rilevanza durante l’Età della Ragione:
- In politica, i filosofi criticarono l’assolutismo e svilupparono le teorie del contratto sociale: i monarchi avevano di solito potere assoluto sui sudditi, ma alcuni studiosi difesero costituzioni fondate sulla separazione dei poteri per limitare il potere regio. Alcuni pensatori suggerirono persino di estendere il diritto di voto a tutti tramite il suffragio universale, non solo ai nobili.
- In economia, i filosofi criticarono il mercantilismo e difesero il libero scambio: il mercantilismo si basava su un forte intervento pubblico volto a favorire i produttori nazionali attraverso il protezionismo. Il libero scambio difendeva i diritti individuali e l’iniziativa economica, limitando l’intervento dei governi nei mercati.
- Nella gerarchia sociale, i filosofi criticarono il sistema dei ceti e proposero l’uguaglianza davanti alla legge: la borghesia stava accumulando potere economico, perciò sembrava ingiusto negare privilegi ai commercianti solo perché nati in famiglie non nobili. Molti pensatori sostennero quindi la fine dei privilegi di nascita e la meritocrazia.
- In religione, i filosofi criticarono il teocentrismo e difesero il secolarismo: lo stato moderno era fortemente influenzato dalla Chiesa Cattolica, ma molti studiosi sostenevano che la religione non dovesse dirigere gli affari pubblici. Ebrei e musulmani, per esempio, erano spesso costretti a convertirsi al Cattolicesimo, e ciò violava i loro diritti. Il governo doveva trattare tutte le religioni in modo uguale, e la ragione doveva prevalere sull’autorità della fede.
Filosofi dell’Illuminismo
- John Locke (1632–1704): Spesso conosciuto come il «Padre del Liberalismo», Locke fu un filosofo e medico inglese. Le sue idee sulla mente e sulla coscienza posero le basi per l’empirismo ed egli enfatizzò l’importanza dell’esperienza nell’acquisizione della conoscenza. La filosofia politica di Locke difendeva i diritti individuali e il consenso dei governati come base del governo.
- Voltaire (1694–1778): Scrittore, storico e filosofo francese, era noto per la sua arguzia, la critica al Cristianesimo, la difesa della libertà di parola e la separazione tra chiesa e stato. La sua opera rese autorità religiosa e censura bersagli centrali della critica illuminista. Fu uno scrittore prolifico e produsse opere in quasi ogni forma letteraria, incluse commedie, poesie, romanzi, saggi e opere storiche e scientifiche.
- Jean-Jacques Rousseau (1712–1778): Filosofo ginevrino, la filosofia politica di Rousseau influenzò il progresso dell’Illuminismo in tutta Europa, così come aspetti della Rivoluzione Francese e lo sviluppo del pensiero politico, economico ed educativo moderno. Sostenne la libertà individuale e l’autonomia, ma anche la «volontà generale» e il contratto sociale.
- Montesquieu (1689–1755): Montesquieu fu un giudice, uomo di lettere e filosofo politico francese. È famoso per la teoria della separazione dei poteri, implementata in molte costituzioni nel mondo. Scrisse anche ampiamente sull’idea dello stato di diritto e sull’importanza dell’indipendenza giudiziaria.
- Immanuel Kant (1724–1804): Figura centrale della filosofia moderna, Kant cercò di conciliare razionalismo ed empirismo. La sua opera Critica della ragion pura è considerata una delle opere più significative nella storia della filosofia. Kant affermò che la moralità è fondata sull’autonomia e sull’imperativo categorico.
- David Hume (1711–1776): Filosofo, storico, economista e saggista scozzese, noto soprattutto per il suo empirismo filosofico e scetticismo. Hume argomentò contro l’esistenza di idee innate, postulando che tutta la conoscenza umana è fondata unicamente sull’esperienza.
- François Quesnay (1694–1774) e Anne-Robert-Jacques Turgot (1727–1781): Facevano parte di un gruppo francese di economisti chiamati Fisiocrati, che credevano che Dio controllasse l’economia e che il governo non dovesse intervenire nei mercati. Per loro, le uniche fonti di ricchezza erano l’agricoltura, la pesca e l’estrazione mineraria. Il commercio, d’altra parte, non creava ricchezza ma la riallocava semplicemente.
- Adam Smith (1723–1790): Economista e filosofo scozzese, Smith è conosciuto soprattutto per Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Il suo liberalismo classico descriveva i mercati come regolati da attori mossi dal proprio interesse, non da intervento divino o governativo. Questo meccanismo divenne noto come «mano invisibile del mercato».
- Denis Diderot (1713–1784): Filosofo, critico d’arte e scrittore francese, Diderot fu una figura di spicco durante l’Illuminismo. Come cofondatore e direttore dell’Encyclopédie, aiutò a diffondere le idee illuministe in Europa.
- Gotthold Ephraim Lessing (1729–1781): Scrittore, filosofo, drammaturgo, pubblicista e critico d’arte, Lessing è considerato una figura importante dell’Illuminismo tedesco. Sostenne la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero, e le sue opere teatrali e scritti teorici influenzarono sostanzialmente lo sviluppo della letteratura tedesca.
- Cesare Beccaria (1738–1794): Criminologo, giurista, filosofo e politico italiano, Beccaria è noto per il suo trattato Dei delitti e delle pene, che condannava la tortura e la pena di morte ed è considerato un’opera fondamentale della criminologia.
Assolutismo Illuminato
Alla fine del XVIII secolo, di fronte all’opposizione dei filosofi dell’Illuminismo, alcuni monarchi decisero di applicare parte delle loro idee. Così emerse l’assolutismo illuminato, noto anche come dispotismo illuminato o dispotismo benevolo. I monarchi illuminati cercarono di integrare riforme e amministrazione razionale, pur conservando il proprio potere sovrano.
Tipicamente promuovevano riforme legali, ampliavano l’istruzione e sostenevano la tolleranza nelle questioni religiose. Questi monarchi miravano a migliorare la società attraverso la promozione delle arti, delle scienze e dell’economia. La convinzione sottostante era che il monarca, armato di ragione e principi illuminati, potesse governare per il benessere dei suoi sudditi meglio che attraverso i sistemi del passato.
Diversi sovrani europei esemplificarono i principi dell’Assolutismo Illuminato:
- Federico II di Prussia (Federico il Grande) (1740–1786): Introdusse significative riforme civili, promosse l’istruzione e la tolleranza religiosa e centralizzò la burocrazia prussiana. Tuttavia, mantenne un forte governo autocratico ed espanse i territori prussiani con mezzi militari.
- Caterina II di Russia (Caterina la Grande) (1762–1796): Pur mantenendo il potere autocratico, implementò ampie riforme legali ed educative, sostenne le arti e corrispose con molte figure dell’Illuminismo. Tuttavia, i suoi tentativi di modernizzare la Russia spesso si scontrarono con gli interessi consolidati della nobiltà e non modificarono sostanzialmente l’istituzione della servitù della gleba.
- Giuseppe II d’Austria (1765–1790): Fu forse il più radicale dei despoti illuminati, abolendo la servitù della gleba, eliminando la pena di morte e promuovendo l’uguaglianza religiosa tra i suoi sudditi. Le sue riforme, tuttavia, incontrarono una significativa resistenza e furono in parte revocate dopo la sua morte.
L’era dell’Assolutismo Illuminato dimostrò un interessante paradosso: l’uso del potere assoluto nel tentativo di riformare la società secondo i principi di libertà e diritti individuali. Questo paradosso avrebbe alla fine preparato il terreno per gli sconvolgimenti rivoluzionari che segnarono la fine del XVIII secolo.
Impatto rivoluzionario dell’Illuminismo
Le idee che guadagnarono rilevanza durante l’Età della Ragione ispirarono rivoluzioni liberali in Europa e nelle Americhe. In questo periodo, la nozione di monarchia per diritto divino era sempre più vista come un anacronismo, e i principi di democrazia e repubblicanesimo cominciarono a mettere radici nel dibattito politico.
La Rivoluzione Francese (1789-1799), in particolare, fu profondamente influenzata dai principi illuministi. Filosofi come Rousseau e Montesquieu avevano immaginato una società libera dalle strutture oppressive dell’Ancien Régime. Lo slogan rivoluzionario «Liberté, égalité, fraternité» riecheggiava l’appello illuminista alla libertà, all’uguaglianza e alla fraternità. Nel contesto della rivoluzione, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 sancì i diritti umani come universali e inalienabili.
La Rivoluzione Americana (1775-1783) attinse anch’essa pesantemente dall’Illuminismo. Figure come Thomas Jefferson e Benjamin Franklin adottarono le sue idee nella stesura della Dichiarazione d’Indipendenza e della Costituzione degli Stati Uniti. Ad esempio, i principi dei diritti naturali, del contratto sociale e del governo per consenso trovarono chiara espressione nei documenti fondanti degli Stati Uniti.
Leader come Simón Bolívar e José de San Martín furono ispirati dagli ideali illuministi a sfidare il dominio coloniale e cercare l’indipendenza latinoamericana. La critica all’assolutismo si unì alle aspirazioni delle colonie che cercavano l’autodeterminazione. Ciò portò a un’ondata di movimenti di indipendenza riusciti in tutto il continente all’inizio del XIX secolo.
L’Illuminismo trasformò il pensiero politico e sociale perché rese più contestabili i privilegi ereditati, l’autorità ecclesiastica e la monarchia assoluta. Le rivoluzioni che portarono la sua impronta segnarono una svolta decisiva rispetto al vecchio ordine, prepararono lo stato democratico moderno e trasformarono la mappa politica del mondo atlantico.